L’autore, Dario Fo, scrive una tragicommedia molto umoristica e satirica con la finalità di fare
una critica alla situazione sociale dell’Italia del momento e per informare ai lettori di fatti gravi ma
sempre con un tono ironico. L’opera è un manifesto contro la ingiustizia, la menzogne e la falsità. I
dialoghi tra i personaggi ricordano a quelli propri della Commedia dell’Arte che arrichiano il suo
stile. L’autore ha un incredibile dominio del linguaggio e della tecnica narrativa, cioè, utilizza un
linguaggio elaborato ea volte un po’ difficile di capire.
Fo attualizza la tecnica e la figura del giullare come reincarnazione delle voci eretiche del
passato, con una funzione fortemente polemica nel presente; sincronizza passato e presente
realizzando un effetto straniante, usando il grottesco e la logica e, senza confondere i piani temporali,
insinua nel presente un frammento di passato che ha una valenza negli avvenimenti politici
contemporanei.
E gli elementi farseschi dovuti alla girandola di situazioni create dai continui cambi di identità
del protagonista, servono a mantenere lo spettacolo, pur di argomento così drammatico, su quel
registro comico, essenziale per Fo, al fine di evitare il rischio della catarsi e dell'indignazione
(come in Pirandello).
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